Dal 28 ottobre al 1° novembre 2026 Lucca ospita la sessantesima edizione di Lucca Comics & Games, con il tema “Legacy”. Il festival non si svolge in un quartiere fieristico: si svolge dentro un centro storico, tra mura rinascimentali, piazze e palazzi. È una caratteristica che lo distingue da molte altre fiere e che permette di porre una domanda più larga: che rapporto ha il fumetto con lo spazio urbano? La risposta passa da Lucca, ma anche da Bruxelles, Roma e Milano.

Sessant’anni di fumetto in città
La storia comincia a Bordighera, in Liguria, nel 1965, con il primo Salone Internazionale dei Comics. L’anno dopo la manifestazione si trasferisce a Lucca: la prima edizione lucchese si tiene il 24 settembre 1966 nel ridotto del Teatro del Giglio, come ricorda Lucca Crea, la società che organizza il festival. All’epoca era un evento per pochi addetti ai lavori. Per Il Post fu il primo salone internazionale del fumetto al mondo, in un periodo in cui il fumetto non era considerato un mezzo degno di studio.
Oggi i numeri sono di un’altra scala. L’edizione 2025 ha superato i 280mila biglietti venduti, con oltre 900 ospiti, 730 espositori, 1.500 appuntamenti e 12 mostre. Le presenze complessive in città, stimate con dati Vodafone Analytics e riportate da TicketOne, superano le 750mila nei cinque giorni. Il tutto dentro una città che, in questi giorni, vede la propria popolazione moltiplicarsi almeno per tre.
Il programma 2026 resta ancorato al fumetto. Sono attesi Go Nagai, papà di Mazinga e Goldrake, e Frank Miller. A Palazzo Guinigi si tiene la mostra “Legacy”, dedicata ai sessant’anni del festival, accanto a un’esposizione per gli ottant’anni di Lucky Luke, il cowboy creato dal belga Morris nel 1946. Sono mostre ospitate in edifici storici: il fumetto entra nei palazzi del potere cittadino e li usa come spazio espositivo.
Non tutti leggono la crescita del festival come una buona notizia per la nona arte. La rivista Doppiozero, nel 2024, osservava che negli anni Lucca ha dato al fumetto un ruolo sempre più laterale rispetto a giochi, videogiochi e cultura pop. È una critica da tenere presente: la città si riempie, ma non sempre di fumetto.

Bruxelles, i muri come libro aperto
Se Lucca porta il fumetto in città per cinque giorni l’anno, Bruxelles lo ha fissato sulle facciate in modo permanente. Il Parcours BD, il percorso dei murales a fumetti, nasce nei primi anni Novanta. Il Comune di Bruxelles voleva eliminare i grandi manifesti pubblicitari che deturpavano il centro. Una volta rimossi i cartelloni, restavano facciate in cattivo stato da recuperare. Fu in quel contesto che nacque il primo murale a fumetti: Broussaille, del bruxellese Frank Pé, nel quartiere di Plattesteen. È partita così l’idea di unire arte e rinnovamento urbano.
Da lì il percorso è cresciuto. Si sono aggiunti autori belgi e poi stranieri. Tra questi c’è un italiano illustre, Hugo Pratt, con Corto Maltese. Secondo l’ente del turismo, le opere sono oggi più di ottanta e rappresentano Tintin, Asterix, i Puffi, Corto Maltese, Thorgal, Blake & Mortimer. In città ci sono anche statue e targhe stradali che richiamano i personaggi: rue Boule et Bill, place Marsupilami, boulevard Michel Vaillant.
Il percorso non vive isolato. L’ente turismo lo inserisce in un sistema che comprende il Centro belga del fumetto, ospitato in un edificio Art Nouveau progettato da Victor Horta, librerie specializzate, festival e visite guidate a piedi, in bicicletta o di corsa. Il murale funziona da ingresso, porta sulla strada chi poi, magari, entra in museo. È una scelta di politica culturale prima ancora che estetica, e spiega perché la città si presenti come capitale del fumetto.
C’è poi un dettaglio che riguarda la responsabilità di chi dipinge sui muri pubblici. Nel 2021 la Città di Bruxelles ha avviato un lavoro di ricontestualizzazione di alcuni murales, soprattutto i più vecchi, per adeguarli alle sensibilità attuali. Il lavoro ha coinvolto accademici, esperti del settore e studenti, ed è sfociato in testi di contesto consultabili tramite QR code accanto alle opere. Un muro non è un libro, non si può tirare fuori dagli scaffali, e quello che dice resta lì per decenni.

Italia, dalle periferie ai quartieri
In Italia il rapporto tra fumetto e muro ha avuto soprattutto una dimensione di quartiere. L’esempio più noto è quello di Zerocalcare, il fumettista romano che vive a Rebibbia. Il 2 e 3 dicembre 2014, in collaborazione con Atac e alla vigilia della fiera Più libri più liberi, ha realizzato un murale sulla parete della stazione Rebibbia della metro B. L’opera raffigura il Mammut di Rebibbia, un animale leggendario che l’autore cita spesso nei suoi racconti e che ha trasformato in simbolo del quartiere. Zerocalcare l’ha descritta come una sorta di benvenuto a chi arriva. L’idea era anche quella di creare un filo tra i due capolinea della linea: da un lato Rebibbia e il suo murale, dall’altro l’EUR, dove si teneva la fiera.
A Milano il caso più recente è nel quartiere Giambellino. In via Pesto è nato un murale dedicato a Diabolik, realizzato dal collettivo We Run the Street con il Municipio 6, la casa editrice Astorina e il MUDEC. L’opera è stata pensata per riqualificare la via, a poca distanza da un’altra opera in via San Cristoforo, dedicata a Valentina e a Guido Crepax. Artribune ha raccontato come il progetto sia nato mentre musei e festival erano chiusi per la pandemia: il fumetto trovava così un modo per uscire all’aperto. In questo caso la documentazione fornita dalla redazione di Diabolik è servita da base, mentre colori e realizzazione sono stati affidati agli artisti.
In entrambi i casi il meccanismo è quello visto a Bruxelles: il personaggio diventa un segno di riconoscimento del luogo, e il muro un supporto che dà valore a una zona spesso fuori dai circuiti turistici.
Un incontro che si ripete
Lucca, Bruxelles, Rebibbia e Giambellino mostrano lo stesso principio da angolazioni diverse. Il fumetto nasce su carta, ma ha sempre avuto bisogno di una città. Delle edicole, delle fiere, delle piazze e, sempre più spesso, dei muri. Il festival lo fa per cinque giorni, i murales per decenni. In mezzo ci sono le istituzioni, che scelgono cosa dipingere e dove, e gli artisti, che decidono come.
Resta aperta una questione che riguarda tutte le città. Quando un personaggio dei fumetti entra nello spazio pubblico, a chi appartiene quella parete? Alla casa editrice, all’autore, al quartiere, a chi ci passa davanti ogni mattina? Lucca 2026 offrirà cinque giorni di osservazione su come il fumetto abita una città intera. Cosa resta quando le bancarelle se ne vanno è un’altra storia, e si legge sui muri. co più largo, quello che passa a piedi, senza aver comprato un biglietto.
Per saperne di più
Viola Stefanello, Perché il Lucca Comics & Games è unico, Il Post. 2 novembre 2022
Marco Pessina, Lucca Comics & Games 2026, TicketOne Magazine, 1* luglio 2026
Francesco Memo, Alieni a Lucca Comics, Doppiozero, 10 novembre 2024




