Arte nella Giornata mondiale della salute mentale

9/10/2026

Da ormai 34 anni, il 10 ottobre è diventata la Giornata mondiale della salute mentale, promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità. Quest’anno cade di sabato e il tema indicato dall’OMS è “Lived experiences heard: real voices, real change”, ossia dare spazio alla voce di chi la fragilità l’ha attraversata. L’arte, in questo percorso, c’è da sempre: i benefici della produzione e della fruizione di questa forma dell’ingegno umano sulle persone, infatti, sono ormai acclarati. Ma le storie che seguono mostrano anche un’altra cosa: quando l’arte entra nei servizi di salute mentale, a cambiare possono essere anche gli elementi che ruotano attorno alle persone, come un quartiere, una città, il modo in cui una comunità guarda chi è fragile. 

Marco Cavallo
Marco Cavallo

Il cavallo che uscì dal manicomio 

Il 25 febbraio 1973 un cavallo azzurro di legno e cartapesta superò i cancelli dell’ospedale psichiatrico di Trieste. Si chiamava Marco Cavallo, come il cavallo vero che trainava il carretto della biancheria e che una petizione interna aveva salvato dall’abbattimento. L’avevano costruito in due mesi, nel Laboratorio P, artisti, pazienti, medici, infermieri e cittadini, coordinati da Giuliano Scabia e Vittorio Basaglia. Il laboratorio era aperto a tutti: si poteva guardare, disegnare, modellare burattini, discutere, anche non fare niente. Il direttore dell’ospedale, Franco Basaglia, aveva dato un mandato semplice: “Inventate”. Il corteo arrivò alla scuola elementare De Amicis, nel rione San Vito, dove lo aspettava una festa di quartiere. Il resto della città era semivuoto, con le serrande abbassate. Scabia lo ha annotato nella sua cronaca “è come portarsi addosso il muro che il cavallo ha dovuto rompere per uscire”. Nel 1978 arriva poi la legge 180, che avviò il superamento dei manicomi, portando la cura nei servizi sul territorio. È una svolta nata anche da esperienze come questa. 

Il museo che prescrive 

A Montréal la scommessa è più silenziosa. Dal 1° novembre 2018 i medici dell’associazione Médecins Francophones du Canada possono prescrivere una visita al Musée des Beaux-Arts. Funziona come una ricetta: il medico la rilascia, il paziente la porta alla biglietteria e entra gratis, insieme a un familiare o a chi lo assiste. Nella prima fase ogni medico aderente poteva rilasciarne fino a 50, valide per due adulti e due minori fino a 17 anni. 
Il museo non l’ha improvvisata. Dal 2016 aveva un atelier dedicato all’educazione e all’arteterapia, con una sala di consulto medico, e nel 2018 aveva comunque già in organico un arteterapeuta a tempo pieno. Da allora lavora con medici, ricercatori universitari e professionisti degli ospedali su programmi pensati per pazienti molto diversi: persone con disturbi alimentari, autismo, Alzheimer o problemi di salute mentale. 

La visita ovviamente non sostituisce nessuna cura, il museo la definisce un complemento alle terapie convenzionali. Offre un luogo sicuro, un momento di respiro, un’occasione per stare con le persone care. Il Musée la presenta come la prima iniziativa del genere al mondo. Il percorso, qui, è inverso a quello di Trieste, non è l’arte a entrare nel servizio sanitario, è il servizio sanitario a mandare le persone dentro un luogo culturale della città. 

Giornata mondiale della salute mentale
It has to be from here, forgotten but unshaken – Betsy Casañas – Steve Weinik

Il muro che cambia il quartiere 

A Philadelphia si dipinge insieme. Il programma Porch Light, nato dalla collaborazione tra Mural Arts Philadelphia e il dipartimento cittadino di salute comportamentale, mette attorno allo stesso progetto un artista e persone in cura per problemi di salute mentale o dipendenze. Si lavora in gruppo per mesi, poi si dipinge un murale in quartieri con alti livelli di povertà e disoccupazione. I temi vengono dai problemi della zona: salute mentale, dipendenze, senzatetto, traumi, sicurezza. 

Un’équipe della Yale School of Medicine ha seguito il programma per quattro anni, intervistando oltre 1.300 residenti nelle strade intorno. Il risultato più chiaro riguarda il territorio. Dopo circa un anno, chi viveva entro un miglio da un nuovo murale riferiva più fiducia tra vicini e una percezione migliore del quartiere e della sua sicurezza. Anche lo stigma verso chi ha problemi di salute mentale tendeva a calare. Per chi il murale lo dipingeva gli effetti misurati risultavano più incerti: qualche segnale su stress e sul bisogno di nascondere il disagio, solo dove il gruppo era rimasto stabile. Le interviste individuali raccontano altro. Nuove amicizie, un’idea diversa di sé, la voglia di restituire qualcosa alla comunità. “Quando lo vedo penso: wow, l’ho fatto io”, dice una partecipante, che nel report ha il nome di fantasia Rose. I ricercatori lo scrivono chiaro, l’impatto maggiore dei murales sembra essere sulla comunità. 

Cos’è l’arteterapia, e cosa non è 

L’arteterapia usa il linguaggio artistico, soprattutto visivo e plastico, per lavorare sul benessere delle persone. Non serve saper disegnare e lo scopo non è produrre opere di valore estetico. In Italia non è una professione sanitaria: rientra tra quelle non organizzate in ordini o collegi, regolate dalla legge 4/2013. Affianca i professionisti sanitari come risorsa complementare e non sostituisce una terapia. La norma UNI 11592 del 2015 ne definisce le competenze, e lo schema di certificazione che ne deriva descrive questi professionisti come figure che promuovono il benessere di singoli, gruppi e comunità. Anche l’OMS Europa riconosce un ruolo importante alle arti nella prevenzione e nella promozione della salute, e invita a sostenerle a livello locale e a far collaborare sanità e mondo dell’arte. 

E negli uffici? 

Lo stesso ragionamento vale per i luoghi di lavoro, dove si passa gran parte della giornata. Un quadro in sala riunioni non è una politica di welfare e non cura lo stress da lavoro. Ma le ricerche disponibili, ancora poche, indicano che l’arte negli spazi di lavoro può migliorare il comfort psicologico, il coinvolgimento e i rapporti tra colleghi. Rende l’ambiente più accogliente, favorisce le conversazioni, rafforza il senso di appartenenza. Il vantaggio è anche maggiore quando le persone partecipano alla scelta delle opere, invece di trovarle già decise. 

Giornata mondiale della salute mentale
Dove fiorisce la cura – Octofly – CR Alessandro Russotti

Il caso del CPS di Milano 

A Milano c’è un muro che va letto in questa chiave. Per McDonald’s Italia, Outdoora ha curato “Dove fiorisce la cura”, il murale firmato da Octofly su due pareti del CPS (presidio socio sanitario territoriale in cui si realizza la presa in carico del cittadino con problematiche di salute mentale) di viale Puglie 33, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e il Municipio 4.  
L’opera nasce dalle giornate “Insieme a te per l’Ambiente”, pensate da McDonald’s Italia con Retake. Si tratta di un’opera di Street Art “pura”, completamente unbranded: nessun marchio, solo un grande abbraccio centrale e, intorno, fiori, foglie, api e nuvole, dipinti con vernici antismog. Le parole che lo accompagnano sono state concordate con chi vive quegli spazi ogni giorno. L’inaugurazione è stata un evento pubblico, con l’artista che ha firmato l’opera dal vivo. A Roma, sulla facciata del Mercato Corinto, c’è un’opera gemella, “Gesti che nutrono”, nata da un ascolto del quartiere con il Municipio VIII. Non si tratta ovviamente di arteterapia. Non c’è un percorso clinico e non esistono dati sull’effetto del murale su pazienti e operatori. È Arte Urbana in un servizio di salute mentale. Quello che si può osservare è il metodo e cioè ascoltare chi abita il luogo prima di dipingere. È lo stesso filo che attraversa Trieste e Philadelphia. L’opera conta, ma conta anche chi ha avuto voce nel deciderla. 

Una domanda aperta 

Milano non è nuova a queste storie. Il 25 ottobre 2024, durante Milano4MentalHealth, il programma di iniziative cittadine sulla salute mentale, il Municipio 5 ha presentato un murale nato da un laboratorio a cui hanno partecipato gli utenti del CPS di via Ovada, la Comunità di Badile e dei volontari. È stato realizzato in un luogo del quartiere, la Casa delle Associazioni e del Volontariato, e all’inaugurazione hanno partecipato utenti, familiari, operatori, volontari e cittadini. Il tema di quest’anno, ripreso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità citato all’inizio, suggerisce una domanda per chi progetta spazi, pubblici o aziendali: chi sta ascoltando le persone che quegli spazi li vivono, prima di decidere cosa metterci? 

Per saperne di più

OMS, Giornata mondiale della salute mentale (tema 2026) 

Chiara Paris, La sfacciataggine dell’assurdo. Marco Cavallo oltre il muro del manicomio di Trieste, Maremosso/Feltrinelli, 2023 

MMFA-MFdC Museum Prescriptions: Museum Visits Prescribed by Doctors, 11 ottobre 2018 

Jacob Kraemer Tebes e Samantha L. Matlin, Porch Light Program Final Evaluation Report, Yale School of Medicine, 2015 

Mural Arts / Porch Light Program, City of Philadelphia DBHIDS, 22 ottobre 2025 

Daisy Fancourt e Saoirse Finn, What is the evidence on the role of the arts in improving health and well-being?. WHO, 2019 

Legge 14 gennaio 2013, n. 4, professioni non organizzate 

Salute. Milano4MentalHealth, al via la quinta edizione con oltre cento appuntamenti in tutta la città, Comune di Milano 2 ottobre 2026 

Mick Cooper e Maritina Peristeri, The Psychological Impact of Visual Art in the Workplace on Employees: A Systematic Mixed-Studies Review, Psychology of Aesthetics, Creativity, and the Arts, University of Roehampton, London. 2019   

McDonald’s | Due comunità, due muri, un legame autentico, Outdoora 

Outdoora e l’arte urbana come ponte tra città e brand: il caso di McDonald’s Italia, L’Espresso, 14 novembre 2025 

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