Quando la creatività ridisegna gli studi di registrazione

27/08/2026

Gli studi di registrazione televisivi non sono (solo) salotti da fotografare bene: sono uno spazio di lavoro che deve reggere ore di ripresa, cambi di scena continui e una troupe che si muove tra cavi, quinte e postazioni tecniche. Chi li arreda non progetta per chi ci abita, ma per un pubblico che guarderà tutto attraverso uno schermo. È la differenza sostanziale rispetto a qualsiasi altro progetto di interior design: la cinepresa è il primo, vero spettatore, dato che in uno studio di registrazione televisivo il progetto non viene pensato per le persone che si trovano nello spazio, ma appunto per la camera. 

Questo vincolo tecnico non è un limite alla creatività, semmai rappresenta la sua cornice. Luce, acustica e materiali restano il linguaggio con cui ogni decisione estetica deve fare i conti: le pareti riflettenti o assorbenti condizionano il suono tanto quanto il colore condiziona la resa sotto i fari, dato che le superfici piatte e ampie riflettono le onde sonore mentre quelle morbide le assorbono, e la disposizione delle luci di sfondo va sempre calibrata rispetto a quella sui volti dei conduttori, perché il fondale non finisca per “rubare” l’inquadratura o, peggio, appiattirla. Anche la scelta tra un fondale fisico e una parete a LED, sempre più diffusa negli studi di registrazione italiani, cambia le prospettive. Anche questo tipo di scelta, magari con l’installazione di una parete video a LED al posto degli elementi fissi, resta comunque subordinata alla stessa necessità: la scenografia deve funzionare in movimento, per ore, senza intralciare le camere né il lavoro della troupe. È un equilibrio tecnico che chi decora uno studio non può ignorare, ma che da solo non basta a rendere uno spazio memorabile. 

La creatività ridefinisce gli studi di registrazione 

La storia della registrazione, prima ancora che della televisione, è piena di esempi in cui la decorazione di uno studio è diventata parte dell’identità di ciò che vi si produceva. Abbey Road, a Londra, nasce nel 1931 come la prima struttura al mondo costruita appositamente per la registrazione, ricavata nel giardino di una villa georgiana acquistata pochi anni prima, quando la Gramophone Company ne comprò l’edificio nel 1929 per costruirvi, sul retro, i primi studi di registrazione della storia. Lo Studio Two, quello reso celebre dai Beatles, conserva ancora oggi il soffitto in stucco decorato e la scala in legno che porta alla sala di controllo, elementi che l’edificio, vincolato come bene storico, ha mantenuto pressoché intatti nel tempo. Pochi anni fa lo studio ha affrontato un restyling degli spazi comuni firmato dallo studio di architettura Threefold, pensato per rendere l’ambiente più accogliente per artisti alle prime armi quanto per nomi affermati, mantenendo però intatta l’identità di ciascuna sala storica, con l’obiettivo dichiarato di trasformare il passaggio dalla vecchia casa agli studi in un vero e proprio portale creativo, in cui ogni sala mantenesse un proprio carattere. 

Electric Lady Studios Lance Jost CR CJ Harvey
Credits: CJ Harvey

Un altro caso, agli antipodi per stile ma non per logica, è quello di Electric Lady Studios a New York, voluto da Jimi Hendrix nel 1970. Su sua esplicita richiesta l’architetto John Storyk disegnò finestre rotonde, pareti curve e un sistema di luci capace di cambiare colore in tempo reale, mentre l’artista Lance Jost dipinse lungo il corridoio un murale psichedelico lungo oltre trenta metri, diventato nel tempo il simbolo stesso dello studio. Un murale a tema spaziale che dà ancora oggi il nome informale allo studio, “Electric Lady”. Decorazione e atmosfera, in quel caso, erano pensate esplicitamente per mettere gli artisti a proprio agio prima ancora che per la resa tecnica. All’estremo opposto si colloca Hitsville U.S.A., la casa di Detroit dove Berry Gordy fondò la Motown nel 1959. Nessuna scenografia, pareti di gesso, pavimenti in legno e un trattamento acustico costruito quasi per caso, che però diede al suono Motown un timbro caldo e riconoscibile in tutto il mondo, grazie a pareti in gesso, pavimenti in legno e un trattamento acustico rudimentale che si rivelò perfetto per catturare le performance in un ambiente vivace ma raccolto. Tre approcci completamente differenti: il rigore londinese, l’eccesso visionario newyorkese e l’essenzialità di Detroit, arrivati allo stesso risultato: rendere lo spazio parte della musica che veniva registrata in quei luoghi. 

Il racconto del format, oggi 

In televisione lo stesso principio vale per i format, che spesso rinnovano la propria scenografia a ogni edizione per restare riconoscibili. È il caso di X Factor Italia, che nella quattordicesima edizione ha costruito uno studio interamente nuovo, ribattezzato Sky Wifi Arena, con una configurazione inedita in cui palco e tavolo dei giudici si trovano ai piedi di spalti sopraelevati per il pubblico, una scelta legata anche alle regole imposte all’epoca dalla pandemia. 

Salotti XFactor Erics One CR Dondi Salotti
Credits: Dondi Salotti

Negli ultimi anni, però, l’identità visiva di questi format non si costruisce più solo dentro lo studio. Esce infatti anche sui muri della città, per poi tornare in tv sotto forma di racconto: è il percorso seguito da EricsOne (artista milanese noto per il suo “streetcubismo”, uno stile che lui stesso definisce come un cortocircuito visivo tra Graffiti Art, illustrazione 2D, pubblicità d’avanguardia e il dinamismo futurista di Fortunato Depero) che ha firmato un’opera dedicata proprio a X Factor. Sempre EricsOne ha realizzato un live painting durante la serata di premiazione degli Effie Awards Italia 2025 negli spazi di IULM Milano, un intervento pensato insieme a Outdoora per raccontare in diretta la forza della comunicazione premiata quella sera. Si tratta di due lavori diversi per contesto, uno legato a un talent musicale, l’altro a una serata di premi per la comunicazione, ma con la stessa logica di fondo e cioè che il murale non resta confinato al muro cittadino, ma diventa elemento scenico o promozionale legato a un preciso momento televisivo o live, nella stessa linea seguita dall’artista con altri brand come Saucony e Bombay Sapphire, per cui Outdoora ha coordinato interventi firmati da EricsOne insieme ad altri artisti urbani in diversi punti di Milano. 

È un segnale di un fenomeno più ampio, che riguarda tanto gli studi quanto gli eventi dal vivo. L’Arte Urbana, nata “fuori”, viene chiamata “dentro” per dare un’identità immediata e condivisibile a un prodotto che oggi i diversi pubblici incontrano tanto sui social quanto sullo schermo. Che si tratti dello stucco originale di Abbey Road, del murale psichedelico di Electric Lady o di un live painting per gli Effie Awards, il principio resta lo stesso di sempre: la decorazione di uno studio non è mai solo un fondale, è il modo in cui uno spazio di lavoro tecnico diventa il racconto visivo di ciò che accade in quel luogo. 

Per saperne di più 

TV Studio Design – From Brief to Delivery, Anna Dobies, 21 aprile 2026  

Overview of Studio Light Design, Sunny Xiao  

X Factor (Italia), quattordicesima edizione, Wikipedia  

Then & Now: A Brief History of the World’s Most Famous Recording Studios, Abbey Road, 8 novembre 2021  

Charlotte Gunn, Inside Abbey Road’s redesign with inclusivity and creativity at its heart, Wallpaper*, 5 giugno 2025  

Jimi Hendrix’s Electric Lady Studio’s Mural — New York, Lance Jost Design 

Design Precedents – Electric Lady Studios, Greenwich Village, New York, Inhabited Worlds, 16 novembre 2014 

Stefan Wyeth, Secrets of the Motown Sound: Hitsville USA, Gearnews, 29 ottobre 2025  

Pagina facebook EricsOne 

Opera di EricsOne per X Factor, Instagram  

Outdoora, Portfolio 

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